L'inflazione in Eurozona scenderà nel corso del 2022 e quando le condizioni delle nostre indicazioni prospettiche (forward guidance) saranno soddisfatte, non esiteremo ad agire" per garantire il controllo dell'inflazione e la stabilità dei prezzi. 

Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

 

Il Dibattito delle Idee 

 

Irpef: prove di riforma strutturale 

La legge di bilancio anticipa un’altra parte della delega: la riforma dell’Irpef. Ad ottobre, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato una proposta di legge delega di riforma del sistema tributario italiano, attualmente all’esame del Parlamento. Successivamente, in sede di preparazione della manovra di bilancio per il 2022, il governo ha deciso di investire 8 miliardi in un primo modulo della riforma, così da anticiparne una parte degli effetti al prossimo anno, invece di attendere approvazione e decreti attuativi della delega. Naturalmente, siccome l’intervento è concepito come una prima fase della delega fiscale, deve rispettarne principi e obiettivi. L’approfondimento sul sito de LaVoce.info 

 

Domanda e offerta di lavoro: un incontro difficile 

Il disallineamento fra domanda e offerta di lavoro non è solo una questione fra un bisogno che cresce e una risposta sempre più insufficiente sia in termini di candidati sia per mancanza di competenze. Il mismatch occupazionale è anche molto altro, o almeno coinvolge altri elementi e dimensioni di cui occorre tener conto. Certo è che se l’“inefficienza” nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro fosse destinata a perdurare (e magari a crescere con la transizione verde e digitale), la realizzazione degli ambiziosi piani di investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarebbe a rischio. Grande importanza avranno pertanto le risorse e le strategie del Pnrr per il lavoro e la formazione. Ma più che le risorse del Pnrr sarà l’uso che se ne farà del Pnrr, cioè il buono o cattivo uso di quei fondi, a dare risposte di tipo strutturale e di lungo periodo. Qui per approfondire.  

 

Misurare il benessere in modo nuovo 

Da oltre cinquant'anni è in atto in ambito internazionale un dibattito sul  "superamento del PIL" come unico indicatore di misurazione del benessere, alimentato dalla consapevolezza che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, corredate da misure di diseguaglianza e sostenibilità. Se il Pil da solo non è più sufficiente per dar conto del benessere di una società, va affiancato da altri indicatori capaci di cogliere la generazione di ricchezza in senso multidimensionale. Qui per un approfondimento.  

 

Studi, ricerche e numeri 

 

Istat: industria, a ottobre aumentano i prezzi alla produzione

A ottobre i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 7,1% su base mensile e del 20,4% su base annua. Lo rende noto l'Istat evidenziando che "la forte crescita dei prezzi alla produzione dell’industria è spinta dai rialzi dei prezzi dei prodotti energetici, particolarmente marcati sul mercato interno, dove si rilevano aumenti eccezionali per energia elettrica e gas". Sul mercato interno i prezzi aumentano del 9,4% rispetto a settembre e del 25,3% su base annua. Al netto del comparto energetico, la crescita dei prezzi si riduce a +0,5% in termini congiunturali e a +8,2% in termini tendenziali. Sul mercato estero i prezzi aumentano su base mensile dello 0,8% in entrambe le aree, euro e non euro, e registrano un incremento su base annua dell`8,3% (+8,9% area euro, +7,8% area non euro). Infine, nel trimestre agosto-ottobre 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 6,5%, con una dinamica decisamente più sostenuta sul mercato interno (+7,9%) rispetto a quello estero (+2,5%). Qui per un approfondimento. 

  

Pil, Confindustria: rimbalzo nel terzo trimestre con +6,3%

Confindustria stima un Pil al 6,3-6,4% per il 2021. Una previsione ottimistica, che supera sia il 6% indicato dalla nadef (prudenziale) sia il 6,2% anticipato dal Ministro Franco, frutto del "robusto rimbalzo del terzo trimestre” e su “dati migliorati per il primo”. Secondo l'ultima "Congiuntura flash" del Centro Studi Confindustria (CSC) "si tornerebbe al livello pre-Covid nel primo trimestre 2022, risultato non scontato visti i mancati recuperi nelle crisi precedenti". A trainare il rimbalzo sono i consumi privati, stimati in ulteriore risalita nel terzo e quarto trimestre, grazie ad una fiducia dei consumatori che sta "rimanendo alta". Per quanto riguarda le imprese, è presente un contesto ancora "in crescita", come conferma l'aumento degli investimenti e dell’occupazione. Rallenta, invece, l’export italiano di beni. Gli "alti prezzi dell'energia fanno da freno" ad imprese e famiglie: elettricità e gas per l'abitazione arrivano al 4,5%, i carburanti per i trasporti al 3,8%. L'energia, sottolinea CSC, conta per l'8,3% del paniere dei consumi. Qui per un approfondimento.  

  

Eurostat: spesa in R&S nell'UE al 2,3% del PIL nel 2020 

Nel 2020, gli Stati membri dell'UE hanno speso circa 311 miliardi di euro in ricerca e sviluppo (R&S). Si tratta di un calo di 1 miliardo di euro rispetto al 2019 (312 miliardi di euro). L' intensità di R&S, ovvero la spesa in R&S in percentuale del PIL, si è attestata al 2,3% nel 2020, rispetto al 2,2% nel 2019. Tuttavia, questo piccolo aumento è dovuto a una diminuzione del PIL a causa della pandemia di COVID-19. Dieci anni prima (2010), l'intensità di R&S era del 2,0%. Lo comunica l’Eurostat, osservando che la R&S è uno dei principali motori dell'innovazione e la spesa e l'intensità della R&S sono due degli indicatori chiave utilizzati per monitorare le risorse dedicate alla scienza e alla tecnologia in tutto il mondo. Nel 2020, la più alta intensità di R&S è stata registrata in Belgio e Svezia (3,5% del PIL), seguite da Austria (3,2%) e Germania (3,1%). L’Italia si colloca al 15°, al di sotto della media UE, dopo la Grecia e davanti alla Spagna. Qui per approfondire.  

 

Banca d’Italia: l'impatto (inatteso) del Covid-19 sul gettito IVA 

Nel primo semestre di quest'anno la spesa per consumi delle famiglie ha registrato un aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre il gettito dell'Iva, al netto degli effetti stimati delle sospensioni dei versamenti disposte nel corso del 2020, è cresciuto di circa il 14%. La differenza tra l’andamento dei consumi e quello dei versamenti dell’Iva sarebbe imputabile anche a una ripresa significativa della spesa per investimenti privati il cui effetto era stato trascurabile nel 2020. È quanto emerge dalla nuova pubblicazione di Banca d’italia "Note Covid-19", dal titolo "L'impatto (inatteso) del Covid-19 sul gettito Iva". L'andamento relativamente favorevole del gettito dell'Iva registrato durante la crisi indotta dal Covid-19 appare strettamente connesso con le peculiarità della crisi: la forte riduzione della spesa per servizi e l'incremento delle transazioni con moneta elettronica. Nel 2020, la spesa per consumi finali delle famiglie ha fatto registrare un calo dell'11%. Qui la Nota di Banca d’Italia. 

 

Istat, futuro della popolazione: meno residenti, più anziani, famiglie più piccole 

Le previsioni sul futuro demografico in Italia forniscono un "potenziale quadro di crisi": la popolazione residente è in decrescita, da 59,6 milioni al primo gennaio 2020 a 58 milioni nel 2030, a 54,1 milioni nel 2050 e a 47,6 milioni nel 2070. Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Il 2048 potrebbe essere l'anno in cui i decessi potrebbero doppiare le nascite, 784mila contro 391mila. Entro 10 anni l’81% dei Comuni avrà subito un calo di popolazione, l’87% nel caso di Comuni di zone rurali. È inoltre previsto in crescita il numero di famiglie ma con un numero medio di componenti sempre più piccolo. Meno coppie con figli, più coppie senza: entro il 2040 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non avrà figli. Lo comunica l'Istat nel rapporto “Previsioni della popolazione residente e delle famiglie”. Qui la Nota dell’Istat. 

 

Istat: il fatturato dei servizi ritorna ai livelli pre-pandemia 

Nel terzo trimestre 2021 l'indice destagionalizzato del fatturato dei servizi cresce del 3,7% rispetto al trimestre precedente (dopo il +5,3% del secondo trimestre). Si tratta del terzo incremento consecutivo, che per la prima volta riporta l'indice sopra a quello registrato nel quarto trimestre 2019 (l'ultimo antecedente la crisi pandemica). Rispetto al periodo pre-Covid, rimane una marcata differenziazione tra i settori: l'Istituto Nazionale di Statistica evidenzia che risultano ancora inferiori ai livelli precrisi i livelli di fatturato delle Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, delle Attività professionali, scientifiche e tecniche e delle Attività dei servizi di alloggio e ristorazione. Lo rende noto l’Istat, che osserva ulteriormente come nel terzo trimestre 2021 si evidenzia anche un forte incremento congiunturale per le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+71,2%).  Qui la Nota dell’Istat.  

  

Allianz: le società di costruzioni vedranno una crescita robusta e rischi "new age" post-Covid 

L'attuale carenza di materiali e di manodopera qualificata si aggiunge alle sfide a lungo termine relative a nuovi design, materiali e metodi di costruzione guidati dalla sostenibilità e dalle strategie “net zero”. Su 11 miliardi di euro di indennizzi nel settore dell'edilizia e dell'ingegneria in 5 anni le principali cause di perdita per valore sono: incendio ed esplosione (26%), difetti di costruzione/manodopera scadente (20%) ed eventi naturali (20%). Le imprese di costruzione devono migliorare la resilienza informatica e proteggere i siti degli edifici dalle inondazioni improvvise e da altri eventi meteorologici estremi dovuti al cambiamento climatico. Qui per approfondire.  

 

Istat: PIL Italia 3° trimestre a +2,6%  

Nel terzo trimestre di quest'anno il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato del 2,6% rispetto al trimestre precedente e del 3,9% nei confronti del terzo trimestre del 2020, in rialzo rispetto alla precedente stima che fissava la crescita al +3,8%. Lo rende noto l'Istat aggiungendo che il terzo trimestre del 2021 ha avuto tre giornate lavorative in più del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2020. Nel terzo trimestre, la variazione acquisita per il 2021 è pari a +6,2%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in aumento, con un incremento del 2,2% dei consumi finali nazionali e dell'1,6% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, del 2,1% e del 3,4%. Le ore lavorate sono cresciute dell'1,4% in termini congiunturali, le posizioni lavorative dello 0,2%, mentre i redditi pro-capite sono aumentati dello 0,5%. Qui la Nota dell’Istat.  

 

IHS Markit PMI: si stabilizza la crescita manifatturiera nell’eurozona mentre le imprese faticano con le avversità della catena di distribuzione 

L’IHS Markit PMI del settore manifatturiero dell’eurozona è salito a 58,4 punti da 58,3 di ottobre ed ha segnato a novembre il primo aumento dell’indice principale da giugno, posizionandosi inoltre su un valore leggermente inferiore alla precedente stima flash di 58,6. Gli ultimi dati PMI hanno mostrato una stabilizzazione della crescita del settore manifatturiero dell’eurozona che segue il periodo di rallentamento di quattro mesi iniziato dopo l’espansione record toccata a giugno. Le condizioni operative del manifatturiero nell’area euro hanno continuato ad essere rallentate dai forti problemi della catena di distribuzione. I Paesi dell'eurozona hanno continuato a riportare a novembre forti tassi di espansione e l’Italia ha dominato la scena, con crescite in accelerazione al record storico, che hanno superato il picco raggiunto a maggio e tutti i miglioramenti osservati nelle altre nazioni. Qui per un approfondimento.  

 

OCSE, conferma il Pil dell'Italia al 6,3% per quest’anno, ma nel 2022-2023 scenderà 

La forte ripresa del 6,3% realizzata dall’Italia nel 2021 diminuirà progressivamente nel 2022 al 4,6% e nel 2023 al 2,6%. Lo rende noto l’Ocse nel rapporto “Prospettive Economiche”. A livello mondiale, il Pil scenderà al 4,5% nel 2022 e al 3,2% nel 2023. Il tasso di disoccupazione dell'Italia scenderà dal 9,6% del 2021, all'8,9% del 2022 all'8,4% del 2023. Previsto anche un calo del debito italiano che scenderà dal 154,6% del Pil nel 2021 al 150,4% nel 2022 al 148,6% nel 2023. “L’attuazione delle riforme strutturali per digitalizzare e semplificare la giustizia, aumentare la concorrenza, soprattutto nei servizi, e migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione resta cruciale per l’Italia, insieme alla riforma fiscale per ridurre il cuneo e la complessità delle imposte sul lavoro”, si legge nel Rapporto. Qui per approfondire.  

 

IHS Markit PMI: nuovo record storico per il record per il settore manifatturiero italiano a novembre  

L’indice Pmi (Purchasing Managers Index), elaborato da IHS Markit, ha registrato per il diciassettesimo mese consecutivo il miglioramento dello stato di salute: il dato è salito da 61,1 di ottobre sino a raggiungere a novembre il valore record d’indagine di 62,8 punti. Per quanto riguarda invece l’Eurozona, l’IHS Markit PMI del settore manifatturiero è salito a 58,4 punti da 58,3 di ottobre ed ha segnato a novembre il primo aumento dell’indice principale da giugno, posizionandosi inoltre su un valore leggermente inferiore alla precedente stima flash di 58,6. A parte la positiva inversione di marcia, gli ultimi dati hanno però segnalato la seconda espansione più lenta da febbraio. Tutte le nazioni dell’Eurozona monitorate hanno continuato a riportare a novembre forti tassi di espansione, tra cui l’Italia. Qui per approfondire. 

 

Intesa Sanpaolo: piccole e medie imprese decisive per far ripartire l’Italia 

Le piccole e medie imprese rappresentano il motore dell’economia e le principali interpreti dell’attuale ripartenza economica del Paese. È quanto emerge dal digital tour ‘Imprese Vincenti 2021‘, realizzato da Intesa Sanpaolo per la valorizzazione delle piccole e medie imprese italiane. L’evento ha messo in risalto la ricchezza delle piccole e medie imprese italiane, fondamentali per la vitalità del sistema produttivo, soprattutto nella delicata fase di risposta alla pandemia e di rilancio della produttività distintiva del “Made in Italy” e delle filiere e dei distretti sui territori. Il bilancio dell’edizione 2021 di “Imprese Vincenti” ha contribuito a mettere a fattor comune le componenti distintive delle imprese che, in vari settori e con diverse storie d’impresa, sono riuscite ad aumentare produttività o a rispondere alla crisi attuando strategie efficaci per lo sviluppo. Grazie alla testimonianza di piccoli imprenditori e grandi aziende, è emerso il valore delle Pmi in molte delle filiere produttive e dei distretti industriali. Qui per approfondire.  

 

CRIF-Nomisma: PMI, solo il 62% delle imprese ha una copertura assicurativa 

Solo il 62% delle PMI italiane dispone oggi di una copertura assicurativa, sebbene nell’ultimo anno la percezione del rischio sia aumentata per 7 imprese su 10. Tutto il segmento delle piccole e medie imprese italiane, che conta 4,35 milioni di aziende e che rappresenta il 99,3% delle imprese in attività con un ruolo strategico per il tessuto socio-economico del Paese, è fortemente sotto assicurato, al punto che 1 milione e 653 mila di queste imprese (ovvero il 38% del totale sulla base del campione analizzato) non dispone di una copertura assicurativa. Secondo lo studio “Next Level for Insurance - SME segment” realizzato da CRIF, IIA - Italian Insurtech Association e Nomisma, oltre ad essere un segmento sotto assicurato, è ampiamente diffusa la tendenza a “sottoscrivere poco”: il 71% delle PMI ha infatti sottoscritto una copertura RC verso terzi, il 64% incendio, il 56% furto ma si scende al 39% per la responsabilità civile degli amministratori. Qui per approfondire. 

 

Svimez: ancora troppo lenta la crescita del Mezzogiorno 

Tra il 2021 e il 2024 il Pil al Sud crescerà del 12,4%, mentre al Centro-Nord l’incremento sarà del 15,6%.  Nel 2021 i valori si attesteranno a +6,8% al Centro-Nord e +5% nel Mezzogiorno. È quanto risulta dalla fotografia scattata dalla Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) nel suo Rapporto annuale sullo stato dell’economia e della società del Sud Italia. Dallo studio emerge che il Mezzogiorno si inserisce in un quadro generalizzato di ripresa economica ma si conferma meno reattivo rispetto al Nord, per il peso di un divario ancora troppo radicato. La crescita futura del Sud si gioca tutta sull’effetto che avranno le misure del Pnrr, dato che potrebbe avere una spinta decisiva se si spenderanno interamente i fondi destinati al Mezzogiorno (40%) e se si riuscirà a trasformare la spesa per investimenti pubblici in nuova capacità produttiva in grado di intercettare una quota maggiore di domanda, interna ed estera. Qui per un approfondimento.  

 

Iva: Italia prima in Ue per evasione, perde oltre 30 miliardi 

Nel 2019 l'Italia si conferma prima in Ue per l'evasione Iva in valore nominale, con perdite per lo Stato di 30,1 miliardi di euro, mentre è quinta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 21,3%, dietro solo a Romania (34,9%), Grecia (25,8%), Malta (23,5%) e Lituania (21,4%). È quanto emerge dal Rapporto sull'Iva della Commissione Ue. In generale l’Unione europea ha perso 134 miliardi nel 2019, in miglioramento rispetto al 2018 ma con l’incognita della portata della pandemia di Covid-19 sulle entrate Iva per il 2020. A seguito dei continui sforzi per migliorare la situazione sia a livello dell'UE che nazionale, la tendenza relativa positiva è proseguita nel 2019 con il divario IVA complessivo negli Stati membri dell'UE in diminuzione di circa 7 miliardi di euro rispetto all'anno precedente. Qui e qui per approfondire.  

 

CRIF: credito alle famiglie, a novembre boom di richieste di prestiti (+43,0%) ma i mutui frenano ancora (-13,1%) 

A novembre Crif registra una forte crescita (+43%) di richieste di prestiti (finanziamenti personali e finalizzati), ma la componente dei mutui immobiliari frena ancora, facendo segnare un -13,1%. A spingere la domanda di prestiti sono i giovani che entrano nel mercato del credito richiedendo prevalentemente finanziamenti di piccola entità e breve durata, i cosiddetti “new to credit”. “Considerando l’ultimo mese di osservazione, i volumi di richieste di credito alle famiglie vedono una crescita robusta dei prestiti grazie soprattutto alla dinamica dei finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi”, sottolinea CRIF. Grazie anche agli incentivi varati dal Governo per stimolare l’acquisto di un’abitazione, osserva CRIF, le richieste da parte degli under 35 continuano a sostenere anche il mercato dei mutui, arrivando a spiegare il 30,2% delle richieste totali contro il 27,5% di un anno fa. Qui un approfondimento.  

 

Osservatorio Isnet, imprese sociali in ripresa: posti di lavoro + 5,5%, volume delle entrate +4,7% 

L’ultima edizione dell’Osservatorio Isnet ha realizzato una elaborazione annuale sull’andamento economico, occupazionale e la capacità innovativa con riferimento ai temi del PNRR, di interesse per le imprese ad impatto sociale. Dopo le problematiche causate dalla pandemia, si registra una crescita dei valori economici ed occupazionali che tornano sui livelli precedenti l’emergenza sanitaria. Le imprese intervistate rilevano un +4,7% di aumento del volume delle entrate e un + 5,5% di aumento dei posti di lavoro. Tale aumento per le imprese sociali attive negli ambiti dell’assistenza sociale e sanitaria è ancora più marcato (+ 7,7% del volume delle entrate, + 9,1 incremento posti di lavoro). Secondo l’Osservatorio Isnet, l’emergenza in atto ha favorito alcuni ambiti di attività a discapito di altri che hanno subito maggiormente le conseguenze del distanziamento e delle chiusure. Qui per un approfondimento.  

 

Ocse: ad ottobre l’inflazione rimbalza al 5,2%. 

L’inflazione nei Paesi dell’area Ocse raggiunge il massimo storico. Anche i prezzi dell’energia volano e toccano il livello più alto dal lontano 1980. È quanto rileva l’Ocse, evidenziando, in particolare, che a ottobre il tasso di inflazione si è attestato al 5,2% contro il 4,6% di settembre e si confronta con l’1,2% di ottobre 2020. L’accelerazione è stata favorita dal maggior aumento dei prezzi dell’energia che hanno segnato un +24,2%. Nella zona euro l’inflazione è aumentata al 4,1% di ottobre contro il 3,4% di settembre. È rimasta inferiore alla media Ocse nel suo insieme e inferiore agli Stati Uniti dove il dato è schizzato al 6,2%. L’indice dei prezzi è salito al 3% in Italia: l’energia è stato il principale motore e ha contribuito per 2,1 punti. Qui per approfondire.  

 

Eurostat: prezzi alla produzione industriale in aumento del 5,4% nell'area euro e del 5,0% nell'UE 
 

Nel mese di ottobre, si registra una crescita del 5,4% superiore al +2,8% del mese precedente e al +3,5% delle stime degli analisti. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio di Statistica dell'Unione Europea (Eurostat), il dato rileva un forte aumento su base annuale del 21,9% rispetto al 16,1% precedente. Il dato si confronta con il +19% del consensus. I prezzi nell'intera Unione Europea (EU27) segnano parimenti una crescita del 5% su base congiunturale e del 21,7% tendenziale. Qui la sezione Comunicati stampa di Eurostat.  

 

Istat: +35mila occupati in ottobre. Più disoccupati, ma meno inattivi. Autonomi ancora in difficoltà. Al palo l'occupazione femminile

Ad ottobre, rispetto al mese precedente, crescono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre diminuiscono gli inattivi. L’aumento dell’occupazione è pari a +35.000 unità ed ha riguardato solamente gli uomini, coinvolge i dipendenti, le persone tra i 15-24 anni e gli ultracinquantenni. Lo comunica l'Istat spiegando che il tasso di occupazione sale al 58,6% (+0,1 punti). La crescita del numero di persone in cerca di lavoro (+2,2%, pari a +51.000 unità rispetto a settembre), osservata sia per gli uomini sia per le donne, coinvolge chi ha più di 24 anni. In particolare, ad ottobre, secondo l’Istat, prosegue la crescita dell’occupazione osservata a settembre, con un aumento in due mesi di oltre 140mila occupati; rispetto a gennaio 2021, l'incremento supera i 600mila occupati ed è dovuto esclusivamente alla ripresa del lavoro dipendente. Per gli autonomi la situazione resta ancora complessa: -9mila unità sul mese, -132mila sull’anno. Qui la Nota dell’Istat.  

 

IHS MARKIT: terziario, l’Italia in espansione a novembre  

L’ultima indagine PMI di novembre ha registrato una nuova espansione dei servizi in Italia con l’indice composito che è cresciuto a novembre a 55,9 da 52,4 di ottobre, segnalando il settimo mese consecutivo di crescita della produzione terziaria e al valore maggiore da agosto. Le aziende hanno registrato un rafforzamento della domanda e questo ha alimentato il più veloce rialzo delle assunzioni in quattro mesi, anche se le pressioni sulla capacità operativa sono rimaste tra Ie maggiori dell’indagine, secondo quanto comunicato da Ihs Markit. Qui per approfondire.  

 

Censis, povertà in forte espansione 

Nel 2020, 2 milioni di famiglie italiane vivono in povertà assoluta, con un aumento rilevante rispetto al 2010, quando erano 980.000: +104,8%. L'aumento è sostenuto soprattutto al Nord (+131,4%), rispetto alle aree del Centro (+67,6%) e del Sud (+93,8%). Tra le famiglie cadute in povertà assoluta durante il primo anno di pandemia, il 65% risiede al Nord, il 21% nel Mezzogiorno, il 14% al Centro. Lo rileva Il 55esimo rapporto del Censis, che si sofferma sui tanti aspetti della vita quotidiana degli italiani e sulle sue criticità, lanciando un messaggio chiaro riguardo a un cambio di prospettive oramai più che necessario: "La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze, ora adattarsi non basta più. Il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare sé stesso, siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione” si legge nel rapporto. “È il tempo di un cronoprogramma serio", di "riforme strutturali" e "dell'intervento pubblico" con "scelte coraggiose".  Qui per approfondire. 

 

La Voce degli Stakeholder 

 

Confartigianato: ad ottobre 2021 ai massimi storici i prezzi di energia elettrica e gas: dal 2019 +9,3% all’anno, Italia 3° in Eurozona 

In Italia, i prezzi di energia elettrica e gas hanno raggiunto i massimi storici, contribuendo per ben 2,1 punti percentuali alla crescita dell’inflazione (di cui 1,2 punti derivano esclusivamente da elettricità e gas), stimata dall’Istat al +3,8% su base annua. Inoltre, sempre in Italia, i prezzi dei beni energetici crescono ad un tasso annuo del 9,3%, 2,5 punti superiore al +6,8% dell’Eurozona: si tratta dell’aumento più elevato nell’area, dopo quello di Spagna (+16,2%) e di Belgio (+13,8%), mentre si osserva una crescita meno accentuata in Francia (+6,8%) e soprattutto in Germania (+2,8%). Nel confronto allargato ai paesi dell’Ocse, i prezzi di elettricità e gas salgono maggiormente in Italia e nell’Eurozona rispetto a Regno Unito (+6,0%) e Stati Uniti (+6,4%). È l’analisi che emerge dall’Ufficio Studi di Confartigianato su “‘Imprese ed energia”. Qui la Nota di Confartigianato.  

 

Confcommercio: pericoli per la ripresa legati alla crescita inflazionistica 

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, i recenti dati sull’inflazione pubblicati da Istat ed Eurostat (peggiori rispetto alle stime diffuse dalla stessa confederazione), rappresentano un vero e proprio campanello d’allarme per la ripresa economica dell’Italia, in quanto “il fenomeno, che molti avevano visto come temporaneo, sta assumendo connotati che difficilmente potranno essere riassorbiti nel breve periodo”. La notevole spinta inflazionistica proveniente dai beni energetici, spiega la Confcommercio, legata ai problemi di scarsità di materie prime e di approvvigionamento lungo alcune filiere, comincia a produrre effetti anche su altri comparti. Qui per approfondire.  

 

Confesercenti: “Crescita continua, ma su ripresa pesano caro energia e quarta ondata pandemica” 

Anche per l’Ufficio Economico di Confesercenti, il caro-energia unitamente al diffondersi della quarta ondata pandemica, gettano un’ombra sulla ripresa economica italiana. Benché la spesa delle famiglie continui a trascinare la crescita sopra le attese, i dati diffusi dall’Istat generano preoccupazione, secondo la confederazione. L’ulteriore accelerazione, su base tendenziale, dell’inflazione è ancora una volta principalmente dovuta ai prezzi dei beni energetici (30,7%) soprattutto a quelli della componente non regolamentata. Questa dinamica riduce il potere d’acquisto e può produrre una frenata della spesa delle famiglie, osserva la Confesercenti. Qui per approfondire.  

 

Innovazione  

 

Market Watch di Banca Ifis: le PMI alla ricerca di nuove competenze per crescere 

Nel biennio 2019-2021, l’83% delle piccole e medie imprese ha avuto bisogno di personale dotato di competenze innovative e il 58% di esse non lo ha trovato. È la fotografia scattata dal Market Watch Pmi, realizzato da Banca Ifis. Lo studio ha evidenziato le competenze maggiormente richieste dalle imprese: il 59% delle PMI ha la necessità di competenze legate alle tecniche di produzione specifiche per il proprio settore; il 28% ricerca collaboratori in grado di gestire soluzioni digitali e circa un quarto (24%) di soggetti specializzati nell’industria 4.0; infine, per l’8% sono necessarie risorse esperte nell’area Smac (social, analytics, cloud). Sul fronte delle competenze tecnico-digitali emerge, però, un mismatch tra domanda e offerta. Il 58% delle imprese che reputa necessarie nuove skill in ambito produttivo non ha trovato il personale ricercato, così come per il 37% che reputa fondamentali nuove capacità di gestione in ambito 4.0. Qui per un approfondimento.  

 

Fondi per le Pmi creative, il Mise stanzia 40 milioni 

Promuovere nuove imprenditorialità e lo sviluppo nel settore della cultura e dell’arte, della musica e dell’audivisivo, attraverso contributi a fondo perduto, interventi di sostegno nel capitale sociale e finanziamenti agevolativi da destinare all’acquisto di macchinari innovativi, servizi specialistici, finalizzati anche alla valorizzazione di brevetti. È questo l’obiettivo del fondo da 40 milioni di euro, per il biennio 2021 e 2022 (20 milioni di euro per ciascun anno), per le piccole e medie imprese istituto presso il Mise, operativo con la firma del decreto da parte del ministro Giancarlo Giorgetti e del ministro della Cultura Dario Franceschini e l’invio alla Corte dei Conti per la registrazione. Qui la Nota del Mise.  

 

Il boom dell’open insurance in tre anni +426% di aziende attive nel campo 

Secondo i dati dell’Italian Insurtech Association, nel primo semestre 2021 le aziende non assicurative che vendono anche assicurazioni sono cresciute, in numero, del 426% rispetto ai dati deli primi sei mesi del 2018. A giugno di tre anni fa, infatti, erano state censite 23 aziende non strettamente insurance che avevano venduto nei 12 mesi precedenti polizze a 219.000 utenti singoli assicurati, mentre a giugno di quest’anno i player non assicurativi hanno superato quota 120 per un totale di 811.000 singole persone assicurate e si prevede che entro il 2025 saranno 10 volte tanto. Qui per approfondire.  

 

L’e-procurement in Italia: una rivoluzione digitale 

L’Agenzia per l’Italia Digitale, insieme ad Anac e Consip, ha presentato alla Commissione Europea i progressi conseguiti in Italia negli ultimi anni nel campo dell’e-procurement. L'e-procurement promuove la domanda pubblica di innovazione mirando alla semplificazione, digitalizzazione e trasparenza delle procedure di aggiudicazione e gestione dei contratti pubblici. Una rivoluzione digitale del settore che ha consentito un aumento di 15 volte del numero complessivo di gare elettroniche effettuate negli ultimi 4 anni nel nostro Paese e una riduzione del 50% dei tempi di aggiudicazione degli appalti. Qui per approfondire.  

 

Startup italiane: nel 2021 raddoppiano i finanziamenti e superano quota 1,4 miliardi 

Nel 2021 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech italiane ammontano a 1,461 miliardi di euro, un valore più che raddoppiato (+118%) rispetto al totale registrato a consuntivo del 2020 (669 milioni di euro). Un dato che rappresenta un passaggio epocale per il settore e che per la prima volta supera la soglia rappresentativa del miliardo di euro di investimenti annui, mostrando una crescita annua senza precedenti. Determinante per la raccolta delle startup italiane è stata nel 2021 l'apporto degli investitori stranieri passati dai 130 milioni di euro del 2020 agli oltre 435 milioni di quest'anno provenienti da Stati Uniti (74%), Europa (25%) e Asia (0,43%). Anche l'equity crowdfunding continua la sua crescita nel 2021, passando dai 101 milioni dell'anno scorso ai 130 milioni di euro di oggi (+28%). È quanto emerge da un'analisi dell'Osservatorio Startup Hi-tech della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp - Italian Innovation & Startup Ecosystem. Qui per approfondire.  

 

Intelligenza Artificiale: l’Italia lancia la strategia nazionale 

L’Italia ha adottato il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA) 2022-2024, frutto del lavoro congiunto del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e grazie al supporto del gruppo di lavoro sulla Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale. In linea con la Strategia Europea, il programma delinea ventiquattro politiche da implementare nei prossimi tre anni per potenziare il sistema IA in Italia, attraverso creazione e potenziamento di competenze, ricerca, programmi di sviluppo e applicazioni dell’IA. Queste politiche hanno l’obiettivo di rendere l’Italia un centro sull’intelligenza artificiale competitivo a livello globale, rafforzando la ricerca e incentivando il trasferimento tecnologico.  Qui per approfondire.  

 Gender Equity 

 

“Parità di genere”: pubblicata in G.U. la Legge di modifica al Codice di cui al Dl. n. 198/2006 

Nella Gazzetta Ufficiale del 18 novembre è stata pubblicata la Legge 5 novembre 2021, n. 162 (testo in calce), che modifica il codice di cui al decreto legislativo n. 198/2006, e altre disposizioni in materia di pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo. Il provvedimento entra in vigore il 3 dicembre. La riforma prevede novità importanti sul piano dell’ampliamento delle ipotesi di discriminazione di genere, maggiore trasparenza per le imprese tenute ad adottare il rapporto sulle retribuzioni del personale, nonché l’introduzione di un sistema premiale che incentiva i datori di lavoro a prevenire i potenziali divari retributivi e a promuovere la cultura delle pari opportunità. Qui per approfondire.  

 

Contratti, CNEL: solo 48% contiene clausole pari opportunità 

I contratti collettivi di lavoro che prevedono una clausola sulle pari opportunità sono pari al 48%. Il 92% contiene clausole su sicurezza sociale (fondi disabilità, sostegno alla disoccupazione) e pensioni (di questi, l’86% fa riferimento a fondi pensione). Il 98% dei contratti presenta clausole sui diritti parentali ma il diritto alla paternità (inteso come diritto diverso dal semplice esercizio del congedo parentale/congedo di maternità in assenza della madre) è meno diffuso (39%). È quanto emerge dall’analisi condotta dal CNEL su un campione di 90 contratti di lavoro italiani nell’ambito del progetto europeo COLBAR, acronimo di “EUROPE-wide analyses of COLlective BARgaining agreements”. Qui per un approfondimento.  

 

Enti locali 

 

PNRR, presentati i primi bandi per il settore Istruzione: 5,2 miliardi per asili, scuole nuove, mense, palestre, manutenzione straordinaria 

È stato presentato dai Ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, lo schema di decreto che ripartisce i primi 5.210 milioni di euro del PNRR riservati al mondo della scuola. Alle scuole del Sud andrà il 49,2% di queste risorse, pari a oltre 2.560 milioni di euro. Ma sugli obiettivi prioritari, come la nascita di nuovi asili nido e la promozione del tempo pieno nella scuola primaria, la percentuale della “quota Sud” supera rispettivamente il 55% e il 57%. Qui la Nota del Miur. dal CNEL su un campione di 90 contratti di lavoro italiani nell’ambito del progetto europeo COLBAR, acronimo di “EUROPE-wide analyses of COLlective BARgaining agreements”. Qui per un approfondimento.  

 

Mondo MEF 

 

Mef: Credito e liquidità per famiglie e imprese 

Sulla base di dati preliminari, riferiti al 19 novembre, risultano ancora attive moratorie su prestiti del valore complessivo di circa 60 miliardi, pari a circa il 22% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020 (circa 270 miliardi). Tale importo è riferibile a circa 537 mila richiedenti, tra famiglie e imprese. Si attestano invece a 213 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di SACE i volumi dei prestiti garantiti raggiungono i 30,5 miliardi di euro, su 3822 richieste ricevute. Le moratorie attive a favore di società non finanziarie riguardano prestiti per circa 48 miliardi. Per quanto riguarda le PMI, sono ancora attive sospensioni ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ per circa 46 miliardi. Lo comunica la task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace. Qui il Comunicato stampa del Mef.  

 

Mef: a novembre 2021 il settore statale mostra un fabbisogno di 9,7 miliardi 

Nel mese di novembre 2021 il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 9.700 milioni e un miglioramento di circa 7.600 milioni rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno (-17.278 milioni). Il fabbisogno dei primi undici mesi dell’anno in corso è pari a circa 102.900 milioni, con un miglioramento di circa 52.500 milioni rispetto al fabbisogno registrato nello stesso periodo del 2020 (-155.432 milioni). Lo comunica in una nota il Mef, osservando che nel confronto con il corrispondente mese del 2020, il saldo ha beneficiato della ripresa degli incassi fiscali legata all’effetto della congiuntura e all’aumento dell’Iva sulle importazioni. Qui il Comunicato stampa del Mef.  

 

Agenzia delle Entrate: casa, compravendite +21,9%, industria sfiora +50%. In crescita anche non residenziale e produttivo (+47%) 

Nel terzo trimestre 2021, l'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, registra un incremento delle compravendite di abitazioni che sfiora il 22% rispetto allo stesso trimestre del 2020, con un totale di oltre 172mila unità acquistate. Un dato in aumento anche rispetto all’analogo trimestre del 2019 (annualità non influenzata dalla pandemia) con un rialzo del 25,5%. Bene anche il settore terziario-commerciale, che fa segnare un incremento del 26,9%, e quello produttivo, dove la crescita supera il 47%.  Qui il Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate.